martedì 9 novembre 2010

La e-Biblioteca di Babele


di Andrea Passamonti
Nel racconto fantastico “La biblioteca di Babele” Jorge Luis Borges immagina una biblioteca capace di contenere tutto il sapere universale: le sue gallerie esagonali contengono in libri di quattrocentodieci pagine (“ciascuna pagina, di quaranta righe; ciascuna riga, di quaranta lettere di colore nero”) tutte le possibili combinazioni di 25 caratteri. Una biblioteca capace di contenere “tutto ciò ch’è dato di esprimere, in tutte le lingue”.
L’esperimento mentale è affascinante e si presta ad analisi di diverso tipo, da quella matematica (Qual è il numero di libri contenuti nella biblioteca?) fino a quella filosofica (Può un numero finito di libri descrivere tutto il sapere universale?), ma la breve analisi di questo articolo vuole essere semplicemente biblioteconomica.
Nell’anno dei tagli alla cultura, le biblioteche italiane cercano di implementare la propria offerta e lo fanno sfruttando le nuove tecnologie. Così alcune biblioteche del Nord stanno sperimentando il prestito degli e-book, i libri in formato digitale che si stanno sviluppando grazie ai nuovi e-reader (iPad e Kindle per intenderci). In Italia siamo ancora indietro rispetto a Stati Uniti e Inghilterra, soprattutto nella catalogazione digitale, e non è un caso se nei paesi in cui i libri sono disponibili in entrambi i formati il sorpasso del digitale sul cartaceo sia già avvenuto quest’estate, come testimoniano i dati di Amazon (la più importante libreria online al mondo).
Come andrà a finire? Non c’è dubbio che i libri elettronici occuperanno sempre più spazio nel panorama editoriale italiano e questo comporterà anche una rivoluzione tra gli scaffali delle biblioteche. Nonostante questo i libri non devo sparire e non spariranno. E non solo per il piacere di leggere toccandone la carta, ma anche (e soprattutto) per la bellezza della ricerca: trovare un libro digitale e scaricarlo su Internet richiede qualche secondo e nessuna fatica; cercare un libro introvabile nelle biblioteche di tutto il mondo resta qualcosa di irraggiungibile che arricchisce la semplice lettura. Ecco perché il lettore del terzo millennio avrà a portata di mano un sapere più grande, ma non deve rinunciare ad avventurarsi nella Biblioteca di Babele.

L’Opinione Altrui


di Riccardo Di Santo
Navigando sull’ormai comune sito YouTube, tra un video divertente e un altro che fa riflettere, mi sono imbattuto in diversi video aventi tutti lo stesso comune oggetto di fondo: Berlusconi e le sue cafonate di fama mondiale nonché la supposta ironia sul popolo che da ben 15 anni lo vota senza indugio capo del suo governo. Ora il difetto dell’ insicurezza è da sempre presente nelle nostre vite di Italiani, cioè quello che ci porta a chiederci “che cosa pensano di noi gli stranieri (di un certo tipo sia ben chiaro)?”. Beh, punto primo ciò non ci dovrebbe minimante interessare se non nel limitato ambito della riflessione su un possibile miglioramento; punto secondo se proprio li volessimo stare a sentire le notizie non sarebbero delle migliori. Il mondo ci ride in faccia per avere un Presidente del Consiglio dei Ministri che è un maleducato, volgare e più volte perseguito (e sempre scampato per i motivi più distanti dall’innocenza) dai magistrati per accuse di vari crimini e illeciti: perché lui sarà anche cosi alla veneranda età di settantaquattro, ma siamo noi popolo ad averlo messo dove siede, incantati dal verbo di questo Masaniello all’ombra della Madunina. Quindi niente scuse. Spagnoli e Francesi cavalcano l’onda dell’immondizia e dei luoghi comuni social-criminali su di noi per annebbiare l’immagine dell’Italia e fare propaganda turistica ed economica («noi andiamo male ma tanto c’è chi sta peggio», e via battute). I media Anglofoni mantengono quell’atteggiamento di Grand Tour con noi, caratterizzato dalla bellezza dei luoghi e dalla selvatichezza della popolazione autoctona. I tedeschi, e vi prego basta con questa storia che ancora pensano al 2006, hanno lo stesso rispetto di noi di quello che si porta al simpatico maggiordomo di casa un po’ pazzerello. Volete la colpa di questa immagine retrograda e pessima? Guardatevi allo specchio e per una dannata volta invece di giustificare ogni cosa con “lo fanno tutti”. Pensate a fare tutti il vostro dovere.
P.s. Ieri è crollata la c.d. “Casa dei Gladiatori” a Pompei, vecchia di quasi 2000 anni: che c’erano infiltrazioni d’acqua tutti lo sapevano ma come al solito nessuno ha fatto nulla, dal Ministro al Responsabile dell’area archeologica: complimenti davvero!

Gente e colori di Latina


Nell’anno della lotta alla povertà e all’emarginazione sociale, con la finalità di creare rapporti di buon vicinato e favorire l’integrazione intergenerazionale l’associazione TempoAmico , il Consiglio Comunale dei Giovani di Latina, il centro socio-culturale anziani e i servizi sociali del comune di Latina promuovono il concorso di fotografia: ”Gente e colori di Latina”. Il concorso è aperto a tutti i cittadini della provincia senza limiti di età e la mostra delle opere sarà allestita presso il teatro D’Annunzio e il museo Cambellotti dall’11 al 17 Dicembre.
Per maggiori informazioni visitate il sito tempoamico.volontariato.lazio.it

martedì 2 novembre 2010

Napoli, Sirena grande e rumorosa


di Diletta Di Paola
È proprio dal canto mitico di una Sirena che nacque il primo nucleo di Napoli ed è da lei che prese inizialmente il nome di Parthenope.
La leggenda amata dai partenopei narra della delusione amorosa di questa donna-uccello che, non essendo riuscita ad ammaliare con il suo canto Ulisse di ritorno da Troia , decise di gettarsi nelle acque di quello che poi sarebbe diventato il Golfo di Napoli.
Si insinua nell’immaginario collettivo il canto di Parthenope e forse proprio dalla sua gloriosa leggenda nasce l’animo partenopeo della festa, del canto, ma anche della sofferenza.
Questa costante malinconica e “battagliera” si riscontra ovunque e sempre a partire dalla maschera di Pulcinella.
Naso adunco come quello di un gallo, sembra infatti abbia tratto origine da un personaggio proposto da Orazio nelle sue Satire: Cicirrus, il cui nome significherebbe appunto Galletto. La grandiosità e genialità di questa maschera sta nel farsi metafora e portavoce dell’anima del popolo napoletano.
Ai napoletani piace cantare con Pulcinella e del resto a Napoli la vita ha sempre fatto rima con la canzone.
La prima ad esser cantata in dialetto è “Jesce Sole” che risale al 1200 della quale, però, non si conosce l’autore.
Come scrive Luca Torre nel libro “Canzoni classiche napoletane”: “La canzone napoletana è certamente la più cantata al mondo, anche se proporzionalmente al numero di esecuzioni, la più povera di diritti d’autore”.
Certo, perché essendo motivo popolare passa di bocca in bocca “Perciò chi nasce din’t a ‘sta città passa cantanno tutt’ ’a giuventù (…). E basta sulamente ‘nu mandulino (…) ‘nu core ardente ca, ride o chiagne, vò sempre cantà!”. Così le parole di “Comme se canta a Napule”, canzone scritta nel 1911 da E. A. Mario (Nome d’arte di Giovanni Ermete Gaeta).
Se si pensa anche solo al caffè viene in mente un ritornello che fa : “Ah, che bellu cafè, sulo a Napule 'o sanno fa'…”
Nel Quattrocento nascono i primi generi musicali: la farsa, la frottola, la tammurriata… Ecco che ad affiancarli compaiono i primi strumenti: il putipù, il tammuriello, le castagnelle e ovviamente il famoso mandolino con cui ogni italiano (noiosamente) all’estero viene accostato alla pizza e a qualcos’altro che (tristemente) fa parte della sua cultura.
Dalla musica popolare genuina, si passa a quella “accademica”, dotta e volendo colta.
Nascono a Napoli intorno al XVI secolo i primi conservatori originariamente adibiti ad orfanotrofi che avevano come compito quello di “conservare” ed educare gli orfani di strada alla musica. Quattro erano quelli fondamentali che poi nel 1806 si unificarono in un’unica struttura, il Conservatorio di S.Pietro a Majella. Ed è stupendo bere un bollente caffè nelle vie adiacenti ad esso e sentire voci e suoni provenienti dalle sue aule. Sono gelosi e si vantano delle loro canzoni, i napoletani!
Recentemente è nato un nuovo genere musicale, quello “neomelodico” di cui fa parte (solo per fare un esempio) Gigi D’Alessio. A quanto pare ogni rione ha un proprio idolo.
La forza di questo effettivo fenomeno culturale sta nella enorme risonanza che ha in termini di successo mediatico locale.
Un’altra importante esponente della musica contemporanea napoletana è senza dubbio Teresa De Sio. Napoletana doc, cresciuta tra la musicalità del dialetto e le storie di Napoli, sostiene che
“il folk è il rock del popolo. Con il folk si impara a rispettare gli uomini e le donne del nostro mondo, a riconoscerne il passato e grazie a quello guardare al futuro”. Questo uno stralcio di una sua intervista.
Ed è così che bisognerebbe continuare a cantare e a pensare la musica.
E così deve continuare a cantare la bella Sirena dei soli scottanti del cantare vitale e genuino.

“L’Aquilone” continua a volare


di Lucia Orlacchio
“L’opera umana più bella è di essere utile al prossimo” afferma Sofocle, uno dei più grandi tragediografi e poeti greci.
Nella vita quotidiana l’uomo è sempre alla frenetica ricerca di qualcosa nel tentativo, spesso vano, di affermarsi come qualcuno che in realtà non è. Cosi spesso ci si ritrova ad inseguire il sogno di realizzare opere di chissà quale grandezza senza renderci conto che il vero valore è nelle cose più semplici: ridere e far sorridere, un gelato, una passeggiata in compagnia di un amico. Sono questi i gesti che stanno alla base dell’impegno quotidiano dell’ Associazione locale di volontariato “L’ Aquilone”. Ormai da quasi 18 anni attiva sul territorio pontino, “L’Aquilone” raccoglie attorno a se giovani mossi dal comune bisogno di “essere utili al prossimo”: ogni volontario infatti trascorre settimanalmente una piccola parte del proprio tempo in compagnia di bambini, adolescenti e giovani interessati da patologie come autismo, sindrome di down, lesioni celebrali, sordità. La vita dell’ Aquilone ruota dunque intorno all’obiettivo di far trascorrere momenti di svago e di divertimento ai fruitori del servizio, divenendo al contempo vero e proprio punto di riferimento per essi e per le loro famiglie. Le attività dell’Associazione però non si limitano a questo: oltre a sostenere l’AIL nella raccolta fondi attraverso la vendita delle uova di Pasqua e delle stelle di Natale, i volontari da qualche anno si occupano anche dell’accoglienza disabili e dei giovani artisti in occasione del Festival Internazionale del Circo - Città di Latina. Emerge cosi l’importanza dell’aspetto relazionale nella vita dell’ Aquilone: un’ associazione di volontari, riuniti nel clima informale di amicizia tra giovani di diverse età che condividono le loro esperienze.
Per ulteriori informazioni puoi contattare “L’Aquilone” su Facebook o chiamando al numero 3466081593.

Un Presidente del Consiglio da vergogna


di Claudia Giannini
Cosa serve ancora? Per scatenare l’indignazione e la vergogna non basta neanche questo? Tra nepotismo, sessismo, bugie e gossip nazionale, quante altre Ruby, D’Addario, Noemi serviranno? La nostra più alta figura governativa dopo il Presidente Napolitano è un uomo che si barcamena tra festini notturni in luoghi istituzionali, telefonate salva-finte-parenti di Capi di Stato e, nel mezzo, qualche rassicurazione ai ribelli campani, sommersi dai rifiuti.
Il problema, tuttavia, non è questo. Questo è solo un aspetto. L’aspetto di un Paese malato, lo stesso Paese che fino alla scorsa settimana passava le giornate a domandarsi come sarebbe finita la mini-fiction sulla povera Sarah. È un Paese che non si ribella, che anzi appoggia un’etica della corruzione, del favoritismo, del “io ti do il posto, tu che mi dai”. E quanto è difficile, ogni mattina, svegliarsi e affrontare una giornata di lavoro, di studio, con questi presupposti, con questa sfiducia nella propria Nazione.
È finito il tempo del Patriottismo, ed è meglio così. Ma non c’è più interesse nemmeno nel salvaguardare, un minimo, l’immagine di noi Italiani nel mondo. Si, perché il nostro Presidente del Consiglio dovrebbe essere il nostro primo rappresentante. E, scusate, ma non mi sento rappresentata nemmeno un po’ quando se ne va in giro per il mondo a snocciolare barzellette al limite dell’offensivo.
Beh, il peggio è che dovremo arrenderci, tutti noi giovani che crediamo nel lavoro, nello studio, nei sacrifici, nel rispetto del proprio corpo e della propria persona. Dovremo arrenderci al sistema, o rinunciare ed emigrare. E questo, sia ben chiaro, non per colpa del nostro Signor B. Ma per colpa di un Paese che si è già arreso e non s’indigna più, non si ribella, per quante Ruby, D’Addario, Noemi possano scoprirsi domani.

Francesco Guccini in concerto


Sabato 6 novembre ’10 alle ore 21.00 presso il Palalottomatica di Roma si svolgerà il tanto atteso concerto del cantautore italiano Francesco Guccini.

Il concerto si inserisce nell’ambito di un tour italiano che ha toccato e toccherà teatri e palazzetti di tutta la penisola, alcune novità caratterizzeranno le date autunnali dell’artista modenese soprattutto per quel che riguarda la scaletta, che subirà infatti importanti modifiche riportando in auge pezzi che da tanto mancano sul palco di Guccini.

Se anche a voi piace “far canzoni, bere vino e fare un gran casino” cercate gli ultimi biglietti disponibili e godetevi il calore e lo spettacolo che questo grande artista della tradizione italiana sa dare.