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di Claudia Giannini
Quest’anno ha vinto la poesia. L’ha portata Roberto Vecchioni sul palco dell’Ariston. Ha tolto di mezzo le canzonette sentimentali dei Modà di turno e per una volta ha vinto la musica vera. “Chiamami ancora amore”, un titolo semplice e diretto, che nasconde però un testo ricco di spunti riflessivi. Un occhio alla realtà della nostra Italia, tra ideali che non s’arrendono e giovani nelle piazze. Un inno accorato alla passione delle idee, alla dignità del lavoro, all’umanità dell’uomo.
La vittoria di Roberto Vecchioni dunque è grande cosa. Primo per la canzone vera, fatta da un pianoforte vero e da un testo ricco di contenuti. Secondo perché può essere interpretata come il simbolo di un’arte che non si piega al sistema. E per sistema intendo il circolo commerciale che trova la sua massima espressione nel Festival di Sanremo degli ultimi anni, dove si affermava Valerio Scanu con una canzone che scontata è dir poco, mentre l’orchestra disgustata lanciava spartiti in aria.
Gli Italiani hanno premiato l’arte. Unico rammarico il fatto che per parlare d’arte si debba guardare indietro, a un cantautore regalatoci dagli anni Settanta e arrivato fino ad oggi ancora con perle da regalarci. Nel frattempo i giovani, vedi Emma o la stessa Anna Tatangelo, si votano alla forma, che pure è importante, dimenticando però che qualsiasi forma d’arte è prima di tutto comunicazione ed espressione di contenuti. Che i giovani abbiano poco da esprimere, delusioni d’amore a parte? Assolutamente no. E ne sono l’esempio i tanti gruppi talentuosi sconosciuti al grande pubblico, ma apprezzati ad esempio dal popolo del web. Semplicemente il mercato musicale premia il connubio tra testi poco impegnativi e presenza scenica, condita da virtuosismi vocali. E chi vuole emergere, anche se i contenuti ce li ha, sceglie di lasciarli a casa per adeguarsi al target di superficialità richiesto.
Ecco perché Vecchioni è uno scacco. Arriva dal passato con una musica ricca e si afferma sulla leggerezza commerciale. Per una volta gli Italiani hanno premiato la poesia.
Che il risveglio dell’arte sia buon auspicio per il risveglio della società.
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